venerdì 22 febbraio 2013

L'elemento ACQUA


L’inverno è il protagonista più che mai di queste giornate fredde e nevose, anche se ci si avvierà presto verso la bella stagione.
Per molti l’inverno è un momento dell’anno difficile da superare perché magari non amano il clima freddo che lo caratterizza, per altri invece è la stagione migliore proprio perché non sopportano la calura estiva, in ogni caso, l’inverno, come tutte le altre stagioni, si relaziona con noi e il nostro corpo, coinvolgendolo anche energeticamente.
In Medicina Cinese l’inverno è la stagione dell’elemento Acqua.
L’Acqua è l’elemento che coinvolge energeticamente la vescica urinaria e i reni. Ho sempre trovato molto interessanti gli aspetti emozionali legati a questo elemento e ai suoi organi.
I sentimenti di apatia, la mancanza di acume nella percezione, un comportamento debole e i dolori al basso ventre sono tutti segnali di uno squilibrio dei propri reni, mentre la vescica urinaria invece è legata alla parola “adattabilità”.
La capacità di affrontare le situazioni della vita e i suoi cambiamenti è data dall’adattabilità della persona, quindi chi fatica a fare tutto questo può avere uno squilibrio alla vescica urinaria, così come chi soffre di profonda depressione.
In inverno se c’è una debolezza e un vuoto energetico della vescica può inoltre capitare di avere episodi di cistite urinaria.
L’elemento Acqua influenza tutti i flussi del nostro corpo: urinario, sanguigno, linfatico, endocrino, salivare, lacrimale e sessuale, ma lo ritroviamo anche nel fluire dei pensieri e delle emozioni. Si può quindi comprendere la grande importanza di questo elemento.
Tra le emozioni la paura è il sentimento legato all’elemento Acqua, quando questa prende il sopravvento, si perde la fluidità mentale, di pensiero e anche fisica.
La paura è un sentimento che tutti noi abbiamo provato sicuramente almeno una volta nella nostra vita, se ci riflettiamo con attenzione, noteremo che questo generalmente nasce da un’incapacità di lasciar scorrere le cose su cui ci sentiamo ansiosi. Non possiamo controllare e trattenere tutte le situazioni che ci circondano, il segreto è lasciarle andare e seguire il fluire delle cose.
Se l’energia scorre bene, possiamo sperimentare la vita come il corso di un fiume, ma se non scorre, la sperimenteremo invece come un incubo, e nel peggiore dei casi ci sentiremo sopraffatti dalla disperazione.
Il sapore legato all’elemento Acqua è il salato, una persona che ama molto questo sapore e lo ricerca continuamente avrà uno squilibrio della sua Acqua. Lo stesso vale per chi non sopporta il sapore salato.
Una persona con l’elemento Acqua in disequilibrio ha un aggravamento delle proprie problematiche con il clima freddo e non sopporta la stagione invernale oppure la ama eccessivamente.
 
 Altre associazioni:
 
Ossa e midollo osseo sono legati all’Acqua.
Le orecchie e l’udito sono associati all’Acqua.
Forza di volontà e ambizione richiedono un buon equilibrio dell’elemento Acqua.
Lo stato di energia dell’elemento Acqua si vede dalla salute dei capelli.
I genitali sono governati dall’elemento Acqua.
I cibi associati sono i fagioli, gli azuki (soia rossa), i piselli, i datteri, il porro e come carne il maiale e tutti i pesci.
 
In questo periodo dell’anno è importante più che mai avere riguardo per questo elemento perché ne va della nostra vitalità e del nostro stato di salute tutto l’anno.
In inverno le piante si riposano e gli animali vanno in letargo risparmiando le loro energie in attesa della bella stagione, allo stesso modo anche noi dovremmo fare altrettanto. L’inverno non è stagione per sprecare risorse ed essere iperattivi, dovremmo invece conservarle fino alla primavera, tempo di rinascita.
Allora, come sta il vostro elemento Acqua? Prestate attenzione alle ore del giorno in cui l’energia corporea scorre maggiormente in questi meridiani/organi:
 
Dalle 15 alle 17à Vescica urinaria
Dalle 17 alle 19 à Reni
 
Chi ha uno squilibrio dell’Acqua può notare che queste ore sono il momento peggiore della giornata. Ci si sentirà assonnati, scoraggiati, irritabili e ansiosi, inoltre si può avere frequentemente l’esigenza di urinare.
Infine, ma non meno importante, ricordiamoci che i reni sono la nostra fonte energetica, lì risiede l’energia del concepimento.
Questa “quota “ di energia è il nostro “Ki” vitale e, secondo la Medicina Cinese, quando questa si esaurisce la nostra vita giunge al termine (un approfondimento sull’argomento lo trovate nel mio post http://naturovagare.blogspot.it/2012/11/questa-e-soloenergia.html).
A presto! E godetevi l’ultima scia di questo inverno!

mercoledì 23 gennaio 2013

Avena con radicchio e nocciole



Ciao a tutti e buon anno! Spero che queste feste siano andate bene e abbiate trascorso piacevoli giornate in compagnia delle persone a voi care o dei vostri hobby preferiti.
Generalmente durante le feste si mangiano cibi che di solito non consumiamo e si mangia di più, quindi la prima esigenza, passato questo periodo, è di riprendere un’alimentazione “normale”.
Gennaio è un mese freddo, molto yin perché siamo in pieno inverno, e per questo abbiamo bisogno di consumare cibi nutrienti, possibilmente caldi, ed energeticamente yang. Quando si parla di cibi “nutrienti” non si intende “calorici” ma ricchi di sostanze nutritive che possono sostenere il nostro organismo e aiutarlo a difendersi da freddo, influenza e raffreddamenti.
Sicuramente sulla nostra tavola dobbiamo dare molto spazio alle zuppe, passati, stufati, tutto ciò che richiede un tempo di cottura prolungato e che viene servito caldo. Il cibo in cottura diventa più yang, aumenta il proprio calore e ci aiuta a contrastare il clima rigido di queste giornate.
Come già sapete io sono sempre favorevole al consumo di cibi di stagione, perciò oggi vi propongo una ricetta semplice ma molto gustosa che sfrutta i prodotti di questo periodo dell’anno.
Il cereale protagonista questa volta è l’avena. Da sempre conosciuto come il cibo dei cavalli, l’avena è in realtà un cereale prezioso e molto ricco. Tra i suoi nutrienti innanzitutto troviamo una fibra di tipo solubile, il betaglucano, che funziona come una spugna. Quando si deposita nell’intestino ha la capacità di assorbire il colesterolo e di portarlo con sé, inoltre svolge un’interessante azione di stimolo sulla peristalsi intestinale aiutandoci nella stipsi.
L’avena dà ottimi risultati nei casi di esaurimento psico-fisico, insonnia e nervosismo perché ricca di vitamine del gruppo B (che aiutano il nostro sistema nervoso), enzimi, minerali (tra cui calcio e fosforo) e molti oligoelementi.
Tra tutti i cereali l’avena è la più ricca di proteine vegetali. Fino a non molto tempo fa era sconsigliata ai celiaci ma oggi nuovi studi hanno considerato nuovamente l’ipotesi di poterla reintrodurre, purché non sia contaminata da proteine del grano.
L’avena è ottima anche per i diabetici, per il suo basso contenuto glicemico e nelle diete dimagranti, con la sensazione di sazietà che favorisce a fine pasto aiuta a regolare il peso corporeo. L’avena è molto indicata per gli sportivi, i bambini e in generale a colazione.
Ecco a voi la ricetta!
 
Avena con radicchio e nocciole

Ingredienti per 4 persone:
 
-          300 gr di avena

-          500 gr di radicchio rosso

-          1 porro

-          4 cucchiai di nocciole tostate

-          Olio e sale

Prima di cuocere l’avena è bene sciacquarla in acqua fresca per togliere residui di pagliuzze e metterla in ammollo per qualche ora.

 
Se non avete programmato l’ammollo, non preoccupatevi, riuscirete comunque nella cottura, forse prolungandola di qualche minuto. Cuocete l’avena in un volume doppio di acqua per circa 40 min. (metà se in pentola a pressione). Durante la cottura aggiungete un po’ di sale o brodo vegetale granulare.
Nel frattempo in una padella rosolate il porro affettato in poco olio e con un goccio d’acqua,
aggiungete il radicchio tagliato a striscioline e lasciate caramellare bene il tutto.



Quando l’avena sarà cotta, unitela al radicchio, aggiustate il sale se necessario e completate il piatto con la granella di nocciole tostate (se le preferite sono buone anche le mandorle).



Buon appetito! A presto

martedì 25 dicembre 2012

Verde…NATALE!



In questi giorni di festa mi sono ritrovata a sfogliare diversi libri che possiedo da molto tempo e che amo molto leggere nei momenti di relax. Tra le tante cose interessanti che ho letto, ho trovato alcune tradizioni e leggende legate al Natale e alle piante che da sempre lo rappresentano, così ho pensato di metterle nel mio blog.
 
L’ABETE
 
Nell’alfabeto arboreo dei druidi, dove ogni lettera prende il nome da un albero o un arbusto di cui è l’iniziale, l’abete bianco (ailm) corrisponde alla prima lettera.
Fin dall’antico Egitto l’abete fu considerato l’albero della Natività, non meno importante della palma perché era la pianta sotto la quale era nato il dio di Biblos.
In Grecia l’abete bianco (elàte) era sacro alla dea Artemide, cioè alla luna, protettrice delle nascite, in onore della quale si sventolava durante le feste dionisiache un suo ramo intrecciato con edera e adornato in punta da una pigna.
L’abete, insieme alla betulla, è considerato tra le popolazioni dell’Asia settentrionale un albero cosmico che si erge al centro dell’universo, la cui cima penetra nel cielo e le sue radici affondano negli inferi.
Nel calendario celtico l’abete era consacrato al giorno della nascita del Fanciullo divino: giornata che seguiva quella del solstizio d’inverno.
Il legame tra l’albero e il solstizio è documentato anche nei paesi scandinavi e germanici, dove nel Medioevo ci si recava poco prima delle feste solstiziali nel bosco a tagliare un abete che, portato a casa, veniva decorato con ghirlande, uova dipinte e dolciumi.
Nei paesi latini l’abete natalizio, scomparso in molti territori durante la loro evangelizzazione, ritornò molto tardi. Nel 1840 la principessa Elena Mecklenburg, sposa del duca di Orléans, introdusse l’albero di Natale alle Tuileries, suscitando la sorpresa generale della corte.
Fu così che l’uso di decorare per Natale l’abete si diffuse a poco a poco anche nei paesi latini, a simboleggiare la nascita di Cristo come Albero della vita.
Gli addobbi dell’albero hanno assunto anch’essi un significato religioso: i lumini simboleggiano la luce che il Cristo dispensa all’umanità, i frutti dorati, i dolciumi e i regalini appesi ai suoi rami o posti ai suoi piedi sono il simbolo della Vita spirituale e dell’Amore che Egli ci offre. Radunarsi la notte di Natale attorno all’albero significa dunque essere illuminati dalla sua luce, godere della sua linfa ed essere pervasi dal suo amore.
In Tirolo e in Svizzera si narra tra i montanari che il genio della foresta abitasse in un vecchio abete. Si credeva che vegliasse sul bestiame e portasse prosperità e fecondità alle fattorie.
In Savoia l’albero neutralizzava il malocchio e impediva al fulmine di cadere. Affinché la sua influenza fosse più intensa, la cima veniva mozzata in modo che i rami rimasti rappresentassero le cinque dita della mano aperta.
 
IL CEPPO DI NATALE
 
Mentre l’usanza dell’abete solstiziale, scomparsa dalle tradizioni italiane con la cristianizzazione, sarebbe poi riapparsa timidamente all’inizio del ‘900 per poi diffondersi nel dopoguerra sulla scia della colonizzazione americana, era rimasta viva invece la tradizione del ceppo, che oggi tuttavia è diventata molto rara.
Il ceppo o ciocco natalizio veniva chiamato in modo diverso a seconda delle regioni ed era il sostituto dell’albero natalizio.
Si diceva che il ciocco servisse per scaldare il bambin Gesù, doveva quindi bruciare fino all’alba ma non consumarsi del tutto perché lo si doveva riaccendere ogni notte, fino all’Epifania, affinché portasse fortuna. I suoi resti si sotterravano in parte in campagna per preservare i raccolti dalle intemperie e dalle tempeste, mentre quelli meno carbonizzati si riaccendevano quando nascevano i bachi da seta perché crescessero forti e immuni da malattie.
 
IL VISCHIO
 
Per le feste natalizie si usa appendere il vischio agli usci delle case o di portarne al collo un rametto perché lo si considera un amuleto contro le disgrazie e gli influssi negativi. Guai però a raccoglierlo con le mani e soprattutto con la sinistra, si attirerebbe la malasorte.
Se si passa in compagnia sotto il vischio, ci si deve baciare, e se una ragazza non riceve questo bacio non si sposerà nell’anno successivo. In qualche regione dell’Inghilterra, per scongiurare il rischio di rimanere zitelle, nella notte del 6 gennaio se ne deve bruciare il mazzo che ha addobbato la casa durante le feste natalizie.
Queste usanze ci giungono dai Celti che consideravano il vischio una pianta misteriosa, donata dagli dei poiché non aveva radici e cresceva come parassita sul ramo di un’altra pianta. Favoleggiavano che crescesse là dove era caduta la folgore: simbolo di una discesa della divinità.
Se vi piace sapere le tradizioni e la storia delle piante che ci circondano vi consiglio un libro da cui ho preso spunto per questo post, che si chiama FLORARIO di Alfredo Cattabiani, ed. Mondadori.
 
Auguro a tutti voi di trascorrere un Buon Natale con le persone che amate!
A presto!

sabato 15 dicembre 2012

Yin e Yang


Oggi voglio parlarvi di un concetto essenziale nel pensiero e nel sentire cinesi, il principio della polarità.
Generalmente nella nostra cultura si parla spesso in maniera dualistica di due aspetti contrapposti: bene e male, positivo e negativo, buono e cattivo e così via, fino alla convinzione comune in cui ci si deve disfare di un aspetto per coltivare l’altro. Nella mentalità cinese (quindi anche nella Medicina Cinese) è impossibile pensare di eliminare una parte a favore dell’altra, perché fanno parte dello stesso sistema, liberarsi di uno dei due vorrebbe dire distruggere il sistema stesso.
A molti di noi sembrerà un concetto strano perché tutta la nostra cultura è incentrata su questo, cercare in qualche modo di rendere la vita e il mondo migliori, avere la salute e non la malattia, la ricchezza e non la povertà, il piacere senza dolore. Il concetto appena espresso appartiene ad una forma di pensiero “lineare”, mentre quello cinese è “ciclico”.
Questa nostra ideologia ci ha portati a combattere e lottare per ottenere con grandi sforzi “il meglio”, ma spesso non ci siamo riusciti, anzi, abbiamo creato interferenze in un sistema di cui conosciamo solo una parte degli eventi.
Più cerchiamo di capire il mondo più questo corre via. La cultura e la medicina cinesi sono impregnate dalla filosofia taoista la quale dice: ” senza lasciare la mia casa io conosco tutto l’universo”. L’arte di vivere è come “navigare”, dobbiamo conoscere venti e maree e saper riconoscere la nascita e il decadimento delle cose per utilizzarle al momento opportuno e non lottare contro di essi.
La polarità domina questo pensiero lineare: yang (positivo) e yin (negativo) rappresentano il maschile e il femminile, il forte e il debole, la luce e l’ombra, il sorgere e il tramontare. Per maschile e femminile s’intendono le qualità di entrambi più che l’appartenenza al sesso maschile o femminile. Lo yin e yang sono princìpi che si alternano e che insieme formano l’unità dove non esiste mai la possibilità che uno dei due prevalga sull’altro, perché essi sono complementari e si rigenerano reciprocamente. Per noi è difficile pensare che il suono viene dal silenzio, la luce dal buio e che l’essere viene dal non-essere.
Trovo molto carino questo testo taoista in cui si dice:
 
            Trenta raggi uniti dal mozzo di una ruota;
            E’ il buco del centro che rende ciò utile.
            Modella l’argilla in un vaso;
            E’ lo spazio all’interno che rende ciò utile.
            Taglia porte e finestre in una stanza;
            Sono i buchi che rendono ciò utile.
            Perciò l’utile viene da quello che c’è;
            L’inutile da quello che non c’è.
            (…)

 Yin e yang, due lati della stessa medaglia, il Tao, un simbolo in bianco e nero che spesso abbiamo visto raffigurato e che rappresenta la ciclicità del mondo e dei suoi eventi.

 
 

Immaginatelo in movimento, ruotante, la parte nera (Yin) si alternerebbe a quella bianca (Yang), là dove cala uno cresce l’altro e questa alternanza genera la spinta positiva al movimento. I due dischetti di colore contrapposto all’interno indicano che nel massimo Yin si genera lo Yang e viceversa, quindi sono due polarità inseparabili che insieme rappresentano il principio universale.
Nella Medicina Cinese questo concetto è interessante, perché si intende che, quando un sintomo ha raggiunto la sua massima espressione Yang tenderà poi a trasformarsi in Yin (es: infiammazione à degenerazione), quando si assume un cibo yang si può curare una condizione eccessivamente yin e viceversa, una stagione yang (estate) si alternerà a stagioni che portano un aumento di yin crescente (autunno-inverno) e chi ha una costituzione troppo yang soffrirà particolarmente in estate.
L’elenco di seguito riporta le principali caratteristiche dello Yin-Yang:
 
YANG
YIN
 
 
FUOCO
ACQUA
ESTATE
INVERNO
SOLE
LUNA
GIORNO
NOTTE
PRIMAVERA
AUTUNNO
UOMO
DONNA
ALTO
BASSO
SUD
NORD
CALORE
FREDDO
MOVIMENTO
RIPOSO
ATTIVITA’
RICETTIVITA’
ESTERNO
INTERNO
SUPERFICIALE
PROFONDO
VELOCE
LENTO
CIELO
TERRA
RAZIONALITA’
INTUIZIONE
ESTROVERSIONE
INTROVERSIONE
LUCE
OSCURITA’
ENERGIA
MATERIA
DISPARI
PARI
SINISTRA
DESTRA
ACUTO
GRAVE
LEGGERO
PESANTE
TEMPO
SPAZIO

 La teoria dello Yin-Yang è solo una tra le tante dell’affascinante filosofia Taoista.
Per chi volesse approfondirla consiglio un libro molto bello da leggere (e vi assicuro breve e conciso) che si intitola :

“IL TAO LA VIA DELL’ACQUA CHE SCORRE”
Alan W. Watts
Ubaldini Editore

Voglio salutarvi con due bei pensieri taoisti:
 
“Nel caso del corpo, è meglio lasciarlo andare insieme con le cose.
Nel caso delle emozioni, è meglio lasciarle seguire i loro desideri.
Andando insieme con le cose eviti di diventare qualcosa di separato da esse.
Lasciando che le emozioni seguano i loro desideri, eviti la stanchezza”.
Chuang-tzu

“Lascia che l’orecchio ascolti quel che desidera ascoltare, che l’occhio veda quel che desidera vedere, che il naso odori quel che gli piace odorare, che la bocca dica tutto quel che vuol dire, lascia che il corpo abbia tutto il conforto che richiede, lascia che la mente faccia quello che desidera (…) ”
 Yang Chu